QUANDO LA VITA SI ALLUNGA, CAMBIA ANCHE IL MODO DI VIVERLA

Immagine di Laura Spagni

Laura Spagni

Fondatrice di AVA Social Club, imprenditrice da oltre 30 anni

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Laura Spagni

Fondatrice di AVA Social Club, imprenditrice da oltre 30 anni

Questo articolo prende spunto dalle riflessioni sviluppate dal Stanford Center on Longevity, uno dei più autorevoli centri di ricerca al mondo dedicati allo studio dell’invecchiamento e dell’allungamento della vita. Attraverso il progetto “The New Map of Life”, Stanford analizza come la crescente longevità stia ridefinendo il modo in cui viviamo, lavoriamo, apprendiamo e costruiamo relazioni lungo tutto l’arco della vita.

Per molto tempo abbiamo immaginato la vita come un percorso relativamente lineare.

Si studiava.

Si lavorava.

Si costruiva una famiglia.

Si andava in pensione.

Era una mappa semplice, nata in un’epoca in cui l’aspettativa di vita era significativamente più breve di quella attuale.

Oggi quella mappa racconta sempre meno la realtà.

Viviamo più a lungo, restiamo attivi più a lungo e manteniamo interessi, curiosità e progettualità ben oltre le età che, fino a pochi decenni fa, venivano considerate l’inizio della vecchiaia.

Secondo il Stanford Center on Longevity, l’allungamento della vita rappresenta una delle più grandi trasformazioni sociali del nostro tempo.

Non si tratta semplicemente di aggiungere anni alla vita.

Si tratta di ripensare il modo in cui quegli anni vengono vissuti.

La vera novità non è la longevità.

La vera novità è che stiamo vivendo una fase della vita che le generazioni precedenti non hanno mai conosciuto nella stessa forma.

Dai 55 anni in poi, milioni di persone si trovano oggi in una condizione nuova.

Hanno esperienza, autonomia, competenze, energia e tempo da dedicare a ciò che conta davvero.

Molte hanno concluso importanti cicli della propria vita, professionali o familiari, ma non per questo si sentono arrivate.

Al contrario.

Per molti aspetti si apre una stagione diversa, spesso più libera, più consapevole e più intenzionale.

Eppure, mentre la vita cambia, molti dei contesti che ci circondano sembrano essere rimasti indietro.

Le categorie tradizionali non riescono più a descrivere questa realtà.

Non ci si riconosce nell’idea di una vecchiaia passiva, ma spesso non esistono luoghi, occasioni o comunità pensati per accompagnare questa nuova fase dell’età adulta.

È qui che emerge una domanda sempre più rilevante.

Se la vita si allunga di venti o trent’anni, cosa facciamo di questo tempo?

Con chi scegliamo di condividerlo?

Quali esperienze desideriamo vivere?

Quali relazioni vogliamo coltivare?

La longevità non cambia soltanto la durata della vita.

Cambia il significato del tempo.

Cambia il valore delle relazioni.

Cambia il bisogno di appartenenza.

Per questo motivo il tema non riguarda soltanto la salute, l’economia o la demografia.

Riguarda la qualità della vita.

Riguarda il senso di appartenenza.

Riguarda la possibilità di continuare a crescere, contribuire e sentirsi parte di qualcosa.

Negli ultimi anni mi sono trovata spesso a riflettere su questi temi.

Osservavo persone competenti, attive, curiose. Persone che avevano costruito carriere, famiglie, relazioni ed esperienze significative e che, nonostante questo, faticavano a trovare contesti coerenti con la fase della vita che stavano vivendo.

Per molto tempo ho pensato che si trattasse di una percezione personale.

Non riuscivo a comprendere come un aspetto così determinante per la qualità della vita potesse riguardare un numero crescente di persone senza essere realmente al centro della riflessione pubblica.

Questa domanda mi ha portato a studiare il fenomeno più a fondo.

Ho così scoperto che università, centri di ricerca e istituzioni internazionali stavano osservando da anni la stessa trasformazione, considerandola una delle grandi sfide sociali del nostro tempo.

In quel momento ho compreso che non si trattava di una somma di esperienze individuali.

Si trattava di un cambiamento sociale profondo, destinato a ridefinire il modo in cui viviamo, costruiamo relazioni e attribuiamo significato a una fase della vita sempre più lunga e ricca di possibilità.

Forse la domanda più importante non è quanti anni abbiamo davanti.

La domanda è come vogliamo vivere gli anni che abbiamo davanti.

La nuova longevità non è un traguardo.

È l’inizio di una nuova fase della vita.

E ogni nuova fase richiede nuove mappe, nuovi contesti e nuove possibilità.

Laura Spagni
Founder AVA Social Club

Le riflessioni pubblicate nella Rubrica AVA esplorano i cambiamenti che stanno ridefinendo la nuova adultità: longevità, appartenenza, relazioni e qualità della vita nella seconda metà della vita.

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Laura Spagni

Fondatrice di AVA Social Club, imprenditrice da oltre 30 anni

AVA nasce da un bisogno vissuto e da anni di ricerca e verifica sul campo: raccolgo insight sui bisogni sociali degli adulti 55+ e li trasformo in contesti curati tra pari, senza forzature.

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