Dopo i 55 anni, ciò che ci interessa può continuare a cambiare. A volte basta un’esperienza, una conversazione o un incontro per scoprire un desiderio che prima non avevamo formulato.
Possiamo conoscere molto bene ciò che ci piace.
I luoghi nei quali stiamo bene, le persone che frequentiamo, gli interessi ai quali dedichiamo tempo. Con gli anni impariamo anche a riconoscere più rapidamente ciò che non fa per noi.
Eppure, conoscere meglio noi stessi non significa essere diventati definitivamente prevedibili.
Un interesse può nascere mentre ascoltiamo qualcuno parlare di qualcosa che non conosciamo. Possiamo entrare in un luogo senza particolari aspettative e scoprire che vorremmo tornarci. Un’attività mai considerata può diventare improvvisamente interessante dopo averla vista attraverso l’esperienza di un’altra persona.
Non necessariamente perché sia cambiato qualcosa di visibile nella nostra vita.
Possiamo avere la stessa casa, lo stesso lavoro, gli stessi affetti e accorgerci che non desideriamo esattamente le stesse cose che desideravamo qualche anno prima.
Non serve cambiare vita per cambiare desideri
Quando raccontiamo l’età adulta, tendiamo spesso a collegare il cambiamento a passaggi riconoscibili.
Un figlio che lascia casa. La pensione. Un trasferimento. Una separazione. Un nuovo lavoro.
Sono esperienze importanti per molte persone, ma non sono tappe universali. C’è chi non ha figli, chi continua a lavorare a lungo, chi vive in coppia, chi vive solo, chi attraversa grandi trasformazioni e chi mantiene per anni una quotidianità apparentemente stabile.
Il cambiamento personale non segue necessariamente questi calendari.
Può essere molto meno evidente.
Un interesse che occupava molto spazio può perderne. Qualcosa che avevamo sempre considerato distante può cominciare ad attrarci. Possiamo sentire il desiderio di approfondire un argomento, conoscere un ambiente diverso, dedicare tempo a un’attività che fino a quel momento avevamo osservato soltanto da fuori.
Non è necessario interpretare ogni nuovo desiderio come il segnale che qualcosa manca.
A volte vogliamo semplicemente qualcosa che prima non conoscevamo abbastanza da poter desiderare.
L’esperienza può venire prima del desiderio
Siamo abituati a immaginare le nostre scelte come una sequenza piuttosto lineare: sappiamo che cosa vogliamo, cerchiamo l’occasione giusta e decidiamo se partecipare.
Ma non sempre funziona così.
A volte è l’esperienza a venire per prima.
Una conversazione può farci venire voglia di leggere un libro. Una visita può aprire un interesse per un periodo storico che non avevamo mai approfondito. Una persona incontrata per caso può raccontarci un luogo, un’attività o un modo di guardare una questione che non facevano parte del nostro orizzonte.
Prima di quel momento non sentivamo di avere rinunciato a qualcosa.
Semplicemente, quella possibilità non era ancora diventata significativa per noi.
Questo rende interessante la curiosità nella vita adulta: non ci chiede di abbandonare ciò che conosciamo né di cercare continuamente qualcosa di nuovo. Lascia una parte della nostra esperienza ancora disponibile alla scoperta.
Anche quando abbiamo accumulato decenni di scelte, competenze e abitudini, non abbiamo necessariamente incontrato tutto ciò che potrebbe interessarci.
La curiosità non significa essere sempre in movimento
Nel 2025 uno studio pubblicato su PLOS ONE ha esaminato il rapporto tra curiosità ed età adulta distinguendo due dimensioni.
La prima è la trait curiosity: la curiosità considerata come disposizione relativamente stabile della persona. La seconda è la state curiosity: quella che emerge in risposta a qualcosa di specifico che incontriamo e che suscita il desiderio di saperne di più.
Nel campione principale dello studio, composto da 1.218 adulti, l’età risultava associata negativamente alla prima e positivamente alla seconda. Gli autori sottolineano quindi che il rapporto tra età e curiosità è più articolato di una semplice idea di crescita o declino.
Questo risultato non significa che con l’età diventiamo automaticamente più curiosi. E non permette di stabilire come si comporterà una singola persona.
Suggerisce però una distinzione interessante per osservare la vita adulta: non dobbiamo essere persone continuamente alla ricerca della novità perché qualcosa di nuovo riesca ancora a incuriosirci.
La curiosità può essere molto concreta.
Può nascere davanti a un argomento che non conosciamo. Nel desiderio di capire meglio qualcosa che già ci interessa. Nella disponibilità ad ascoltare un’opinione diversa dalla nostra.
E può riguardare le persone.
Interessarsi agli altri non significa necessariamente essere estroversi o avere facilità nel conoscere chiunque. Può significare fare una domanda e voler davvero ascoltare la risposta. Accorgersi che un’esperienza diversa dalla nostra modifica, anche di poco, il modo in cui guardiamo qualcosa.
La curiosità non richiede un’agenda piena, viaggi continui o una personalità particolarmente espansiva.
Richiede, prima di tutto, che non tutto sia già deciso.
Ciò che ci interessa non è un elenco definitivo
Dopo i 55 anni abbiamo alle spalle abbastanza esperienza da sapere molte cose di noi.
Possiamo scegliere con maggiore consapevolezza dove investire tempo, quali interessi coltivare e quali situazioni non ci appartengono.
Ma consapevolezza e curiosità non sono opposte.
Sapere chi siamo non significa dover conoscere già tutto ciò che potrà piacerci.
Una parte di ciò che desidereremo dipenderà anche da quello che ancora incontreremo: dalle esperienze che faremo, dalle idee con cui entreremo in contatto e dalle persone che ascolteremo.
Non ogni incontro cambierà qualcosa. Non ogni esperienza diventerà una passione. E non abbiamo bisogno di trasformarci continuamente per dimostrare di essere ancora aperti alla vita.
Possiamo semplicemente conservare uno spazio nel quale qualcosa che oggi ci è estraneo possa, un giorno, diventare interessante.
Forse alcuni desideri non aspettano di essere realizzati. Aspettano ancora di essere scoperti.
Fonte:
Whatley et al. (2025), Curiosity across the adult lifespan: Age-related differences in state and trait curiosity, PLOS ONE.
Link diretto: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0320600



